io latito spesso, ma ultimamente latito tanto - ma quante belle tante troppe T.
sono stato a registrare i suoni (molto belli), insieme a 8brr, per l'ultimo - o meglio, il prossimo - disco dei virginiana miller. in una settimana ho cenato sempre e pranzato spesso "da rita" a cascina: i soliti prezzi variabili (in base a cosa non è dato sapere) tra 10 e 14 euro per antipasti, primo e secondo di pesce (fresco), acqua, vino e caffè con l'unica pecca di essere cucinati style mia madre, per cui nella suddetta settimana avrò messo su non meno di 4 kili (perchè io sì e gli altri secchini no è un bel mystero).
l'altro ieri, di contro, io e la mia etc.etc. siamo stati a cena alla barrocciaia qui a livorno. due panini e una birretta in due. nel posto che quando frequentavo il conservatorio mascagni (97? tipo) era vicino al conservatorio mascagni, dall'altra parte della strada, e c'era giovanni, il padre, ma che invece ora è in piazza cavallotti, col figlio e la figlia. devo dire la verità: fa anche ristorante. dico: anche. perchè lì più che altro si fanno i panini: non sapete cos'è un panino se non l'avete mangiato lì. col prezzo di un camogli mangiate una sleppa di filoncino modello obelix, mollica scavata, e tutto quello che vi pare dentro: roast-beef oppure ciccia oppure crudo oppure uno qualsiasi degli altri insaccati oink oink, con cipolle sott'olio, peperoni, pomodori, funghi trifolati e tutto il resto che vi viene in mente, il tutto affogato in un mare di salsaverde che ovviamente fanno loro.
due o tre avvertenze: non c'è posto. mai. scordatevelo. ci sono anche dei tavolini fuori, e chiaramente se arriva gente con questi menhir nel piatto tu gli fai posto e loro si siedono con te e magari si fanno due chiacchiere, salsa verde permettendo - vedi oltre.
poi: se il panino lo chiedete piccante, ne prendono un bel pugno e lo spargono stile diserbante al centro del canyon. pay attention.
e infine non ci andate vestiti a modino: la salsa verde vi colpirà. voi cercherete di stare attenti, ovvio, si vede che la questione è delicata, e alla fine (quindi dopo un bel po') vi sembrerà di averne un pajo d'etti soltanto intorno alle orecchie, ma ce l'avrete di certo anche da qualche altra parte. sicuro.
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giovedì 23 ottobre 2008
venerdì 20 giugno 2008
Il bianco e il nero. Dalle origini ai tempi nostri.
Già già. Che dire? Bello vero? Ecco a voi il pavimento della nostra cucina... a noi piace tantissimo.
E poi è credo una delle poche cose che è nata così fin da subito.
Sfogliando un giornale ho visto un giorno un pavimento di un bagno, fatto così... mattonelle bianche e nere.
Fico, mi son detta. Fico, ci siamo detti. Perché non fare anche la cucina? Farli tutti uguali, bagni e cucina, in un’idea di rigore e semplicità che ci piaceva tanto, a R. non so, a me di certo per il mio essere un po’ quadratina ingegnere, e anche, dice qualcuno, un po’ “risparmiosa”.
Così piano piano ci siamo addentrati nell’idea...
Che materiale? Beh, quello che costa meno e va bene per bagni e cucine.... gres porcellanato.
Lucide o opache? Belle lucide eh... ma forse a casa degli altri... e poi insomma, la casetta è vecchia, magari sarebbe carino anche “rispettarla un po’”... ok dai, opache.
Che colore? Beh, se parliamo di rispettarla, questa vecchietta di casa, magari se trovassimo un nero non proprio nero ma un po’ grigetto, che dà la sensazione degli anni passati, come i capelli di una nonnina... e un bianco non proprio bianco bianco, non proprio quello dei detersivi accecanti (e inquinanti), ma un po’ sporchino... un po’ demodè, un po’ stoviglie color nostalgia...
Che posa? Beh, subito deciso, senza indugio, diagonale, che magari allarga un po’ queste stanze... ché la cucina ha una dimensione la metà dell’altra... e il bagno grande addirittura un quinto...
Che dimensione? Mmm... beh, 25 x 25 sarebbe l’ideale, ma insomma, magari non si trova (infatti!) della marca supereconomica che abbiamo individuato... ok ok... 30x30 in cucina.
E in bagno? 30x30 uguale? Troppo grandi? Forse no? 30x30 si o no, si o no, si o no.... No, dai proviamo 20x20.
E alla fine eccoci qua.
E poi magicamente, come capita a volte, i fili si annodano, si stendono, si intrecciano. Sarà il caso sarà la maggiore attenzione ma dal momento in cui abbiamo deciso in giro vediamo decine di pavimenti bianchi e neri a quadri.
E mi piace.
Mi piace l’idea che siano uguali (di marmo ovviamente) negli androni di almeno un paio di palazzi della via “salotto” accanto alla nostra. Ci sembra, come dire, di avere fatto una scelta “storicizzata”.
Mi piace avere trovato il medesimo tipo di pavimento nel nuovo ufficio dove andrò presto a lavorare, in un palazzo storico sul mare di notevole bellezza. Mi sentirò magari un po’ a casa anche in ufficio (speriamo non un po’ in ufficio anche a casa... :-) )
Mi piace poi in fondo più di tutto l’idea di fare una sorta di piccolo omaggio ad uno dei simboli di questa città, che gentilmente ci ha accolto in questo nostro inizio di nuova vita, la terrazza Mascagni.
Guardatela: non è splendida anche lei?

NB:
la foto "Terrazza Mascagni, lo spazio e la luce" è di Eric Perrone
E poi è credo una delle poche cose che è nata così fin da subito.
Sfogliando un giornale ho visto un giorno un pavimento di un bagno, fatto così... mattonelle bianche e nere.
Fico, mi son detta. Fico, ci siamo detti. Perché non fare anche la cucina? Farli tutti uguali, bagni e cucina, in un’idea di rigore e semplicità che ci piaceva tanto, a R. non so, a me di certo per il mio essere un po’ quadratina ingegnere, e anche, dice qualcuno, un po’ “risparmiosa”.
Così piano piano ci siamo addentrati nell’idea...
Che materiale? Beh, quello che costa meno e va bene per bagni e cucine.... gres porcellanato.
Lucide o opache? Belle lucide eh... ma forse a casa degli altri... e poi insomma, la casetta è vecchia, magari sarebbe carino anche “rispettarla un po’”... ok dai, opache.
Che colore? Beh, se parliamo di rispettarla, questa vecchietta di casa, magari se trovassimo un nero non proprio nero ma un po’ grigetto, che dà la sensazione degli anni passati, come i capelli di una nonnina... e un bianco non proprio bianco bianco, non proprio quello dei detersivi accecanti (e inquinanti), ma un po’ sporchino... un po’ demodè, un po’ stoviglie color nostalgia...
Che posa? Beh, subito deciso, senza indugio, diagonale, che magari allarga un po’ queste stanze... ché la cucina ha una dimensione la metà dell’altra... e il bagno grande addirittura un quinto...
Che dimensione? Mmm... beh, 25 x 25 sarebbe l’ideale, ma insomma, magari non si trova (infatti!) della marca supereconomica che abbiamo individuato... ok ok... 30x30 in cucina.
E in bagno? 30x30 uguale? Troppo grandi? Forse no? 30x30 si o no, si o no, si o no.... No, dai proviamo 20x20.
E alla fine eccoci qua.
E poi magicamente, come capita a volte, i fili si annodano, si stendono, si intrecciano. Sarà il caso sarà la maggiore attenzione ma dal momento in cui abbiamo deciso in giro vediamo decine di pavimenti bianchi e neri a quadri.
E mi piace.
Mi piace l’idea che siano uguali (di marmo ovviamente) negli androni di almeno un paio di palazzi della via “salotto” accanto alla nostra. Ci sembra, come dire, di avere fatto una scelta “storicizzata”.
Mi piace avere trovato il medesimo tipo di pavimento nel nuovo ufficio dove andrò presto a lavorare, in un palazzo storico sul mare di notevole bellezza. Mi sentirò magari un po’ a casa anche in ufficio (speriamo non un po’ in ufficio anche a casa... :-) )
Mi piace poi in fondo più di tutto l’idea di fare una sorta di piccolo omaggio ad uno dei simboli di questa città, che gentilmente ci ha accolto in questo nostro inizio di nuova vita, la terrazza Mascagni.
Guardatela: non è splendida anche lei?

NB:
la foto "Terrazza Mascagni, lo spazio e la luce" è di Eric Perrone
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