venerdì 15 agosto 2008

cinegiornale di ferragosto

trasmettiamo ora una informazione per i fedeli amici in ascolto: nella mattinata del ferragosto dell'anno del signore 2008, mentre la gente italica è diretta verso le assolate spiagge orgoglio della naZione, i nostri valorosi eroi hanno allestito, incuranti della asfissiante canicola (piove) la camera degli ospiti in puro stile abissino dotata peraltro di ogni confort.

mercoledì 13 agosto 2008

cortesie per gli ospiti

domenica sera - mentre fuori impazzavano i fuochi di effetto venezia - sono venuti a trovarci v. l. e s.

questa prima seppur fugace visita ha avuto come luogo principale di svolgimento la cucina, unica stanza, del resto, veramente agibile.

dopo breve giro turistico-illustrativo-museale della casa (qui abbiamo messo questo, qui abbiamo fatto quello ecc. ecc.), ci siamo quindi infine installati in cucina, loro 3 + 2 noi = 5 in tutto.

questa prima visita mi ha permesso di osservare alcune cose.

prima di tutto il balcone, dove io accedo con cautela sempre pensando al momento flettente della trave a incastro, piace. ci si va con piacere, e con piacere si sosta a guardarsi intorno e osservare i vicini, chi c'è, chi non c'è, cosa fa.

poi le due sedie piacciono, sono comode, ci si siedono bene. invece lo sgabellino un pò meno. la poltrona nell'angolo vicino alla finestra, quella per guardare fuori la mattina, tanto amata da r., non attira tanto.

preferiscono il nudo gradino, dove ci si sta anche in due, a patto di volersi un pò di bene però, perchè è un pò strettino. ma solo d'estate poi, che d'inverno la finestra si chiude, e il gradino diventa per culini piccoooli. troppo.

per concludere. ci vorrebbe un altro panchetto (io l'ho sembre voluto un divanetto in cucina...) e mi sa che quella poltroncina farà un giretto per casa alla ricerca di altra sistemazione...

domenica 10 agosto 2008

timemachine

una macchina del tempo che oscilla tra due istanti continuamente. guardo fuori e mi vedo a sei anni nella mia piccola città, il mercato, la finestra della cucina al primo piano, il vociare, gli odori. guardo fuori e mi vedo a settant'anni seduto al tavolo della cucina che guardo fuori e ripenso a quando ne avevo quaranta ed ero appena arrivato qui, tra il vociare, gli odori, la gente.
tutte cose che avevo perso e che ora ritrovo.

venerdì 8 agosto 2008

rationell variera. sull'ordine naturale? delle cose

l'altra sera riflettevo.
mettevo in ordine le posate, con il nuovo acquisto € 1.99 che r. si è già lamentato che nn ho candeggiato prima di metterlo a posto.

era un momento di tranquillità, estate, dopo cena, finestre aperte, da fuori i rumori di chi come me "rigovernava".

e riflettevo sull'ordine.

ho sempre avuto problemi con l'ordine.

sarà che è la stessa cosa del "l'ordine!" cosa alla quale sono del tutto allergica. ti ordino di.

sarà che a casa mia dell'ordine è sempre stata fatta beffa, valore borghese fatto di tinelli e sale da pranzo con i divani ancora incartati con il cellofan.

sarà che sono un bradipo, una donna pigrissima ed indolente che al fare preferisce, o preferirebbe, l'oziare.

sarà.

con il tempo, e dopo anche un periodo buio nel quale ho sviscerato tutti i perchè e per come e svelato tutte le maschere sull'argomento "casa mia e l'ordine" (l'etichetta borghese spesso solo a nascondere le proprie debolezze, o incapacità, o mancanze, o forse anche desiderio inconfessabile di salotto piccolo borghese), ho cominciato a pensare all'ordine in un modo diverso.

l'ordine come modo di non essere schiava delle cose, l'ordine come modo di trovare il famoso bandolo della matassa in quei giorni che la coscienza oscilla, e la mente vacilla.

l'ordine come semplice ordine.

chi mi conosce un pò sorriderà probabilmente, e si farà un pò gioco di me, e del mio supposto ordine.

ma insomma, ricordiamoci sempre, oltre a dove siamo, da dove veniamo.

e per da dove vengo io, questo, è un gran risultato.




devosemprefaretuttoio

questa è la famosa foto del famoso salone che la vostra famosa blogger preferita, nonché mia famosa etcetc, vi aveva spergiurato di pubblicare giorni fa. ecco.

giovedì 7 agosto 2008

non si uccidono così anche i cavalli?

ieri siamo andati all'ikea.

a firenze fa un caldo infernale, ma nel vero senso della parola, da girone dantesco. scesi dalla macchina ho avuto una specie di colpo. una cosa da non credere.

noi, oramai impermeabili a tutto, siamo riusciti in tre ore a portarci a casa un armadio, due librerie, due sedie, due sgabelli, una scala (ripeto: una scala!), le doghe del letto e svariata minutaglia... minutaglia, si fa per dire.

a parte l'armadio, che è andato per conto suo con il suo trasporto, il resto è venuto in macchina con noi. ci siamo quindi ritrovati alle otto e mezza di sera fuori dall'ikea, con questo popò di roba, e aperto il cofano ci siamo resi conto che i sottoscritti, quelli che programmano tutto, quelli che si vantano di essere delle macchine da guerra, quelli che entrano all'ikea con il foglino di cosa comprare già pronto, non avevano minimamente tenuto in conto della regola numero 1: non prendere niente che tu non possa trasportare.

in una nuvola di zanzare che mi assaltavano a raffica (perchè il caldo era calato, ma era arrivata l'ora delle zanzare), circondati da donne incinte che sfiancate riposavano le gambe gonfie appoggiate ai carrelli, abbiamo cominciato a caricare la macchina.

attorno a noi, altri disperati nel nostro stesso stato, con macchine piccoliiissime e carrelli pieniiiissimi giravano attorno ai loro mezzi in una strana danza.

mi sono immaginata la scena, la mattina presto, dopo ore di prove, sfiancati sfiniti stremati seduti là, a ciondolare sotto un cartellone con la scritta "ti piace la borsa gialla? comprane una blu"...

ho avuto paura. ma r. a quel punto ha preso la situazione in mano, e dopo avere spostato pigiato abbassato i sedili, alzato i sedili alla fine siamo partiti....

con un finestrino dietro aperto, e le gambe delle sedie bene in vista.... con me che avevo la scala a destra, le doghe sulla testa e un carrellino sotto le gambe... arrotolata come un involtino, mi sono accoccolata nello spazio rimasto. una prestazione ginnica non da poco, scusate la modestia, grazie anche a madre natura e a qualche annetto di yoga...

appena partiti, forse per disperazione mi sono anche addormentata. e siamo arrivati a casa sani e salvi. e r. mi ha anche fatto i complimenti perchè, dice "sono una che non si lamenta".

:-)

mercoledì 6 agosto 2008

tabernacoli di frutta biciclette remi rotti cani

Oggi è mercoledì.
Mentre r. gira in tondo fra Castorama-Casa.Pisa-Castorama, io sono al lavoro e cerco di concentrarmi (devo lavorare-devo lavorare-devo lavorare) leggendo la interessantissima storia della diga della Meloria dalle origini ai giorni nostri.
Senza molti risultati. E indi scrivo un post.
Oggi è mercoledì.
Da domenica sera ci siamo trasferiti. Tralascio i dettagli sul trasloco che magari r. si vorrà divertire a raccontare, con due o tre consigli su cosa fare e cosa assolutamente NON fare. Un'odissea, dico solo questo, ma moderna, e io novella Penelope con il bip! che sono stata a casa ad aspettare, ma anche io insieme ad Ulisse me ne sono andata in giro per le A15-A1-A12 e FI-PI-LI varie, moderni e meno romantici mari del Mediterraneo, con coca-coline e Capri agli Autogrill come Circe pronti a trasformarci in porci.
Ma dicevo.
Da domenica sera mi dico che voglio fare una foto al salone. Ma non ci riesco, mi ritrovo sempre con in mano o uno scatolone, o un barattolo, o una scopa, o delle viti. A dire il vero mica me lo ricordo dov'è la macchina fotografica...
Allora, per ora vi basti il subject. L'effetto è "tabernacoli di frutta biciclette remi rotti cani".
Stasera, per il corpo di mille balene! (sono al mare ormai, e mi sveglio con l'ululo dei gabbiani) farò la foto promessa.