mercoledì 7 gennaio 2009

martedì 6 gennaio 2009

mai più

























eravamo là, in fila alle casse da circa mezz'ora quando r si volta verso di me e mi dice "prendi il cellulare e fammi una foto". con fare interrogativo mi appresto e mentre scatto prosegue "guarda bene, questa è l'ultima volta che mi vedi all'ikea" .
nonostante di solito io cerchi di frenare il suo fare iperbolico, devo ammettere che ieri aveva proprio ragione. cose che voi umani. eravamo da mezz'ora alle casse e ci saremmo rimasti per altra mezz'ora buona. il parcheggio era strapieno. al ristorante non ci si poteva avvicinare. nelle immagini la "zona casse". in definitiva la cosa più inquietante che abbiamo visto è il "cimitero delle borse gialle" dove giacevano decine e decine di borse di ex clienti che dopo avere scelto con attenzione svariate confezioni di kallt o di jubilar arrivati alla cassa hanno mollato tutto là e sono scappati via dall'unica strada ragionevole: l'uscita senza acquisti.
p.s. per il posizionamento creativo delle foto e di parte del testo si ringrazia blogspot guarda tu se nel 2009 può ancora circolare un editor tanto deficiente (user friendly. tze.)

sabato 3 gennaio 2009

fanagazza


da qualche tempo hanno inaugurato la nuova libreria edison nel teatro lazzeri restaurato.
il fuori è stupendo. il dentro è come in foto, fatta dal bar caffè che sta al piano di sopra; sotto il piano che vedete in basso, c'è ancora un altro piano più in basso.
bellissima.
all'inaugurazione tutti a dire che sì, carina, però ci sono pochissimi libri. sarà che è passato un po' di tempo e hanno riempito gli scaffali, ma a me non pare. comunque è stato un piacere guardarsi tutti i libri di grafica e di architettura insieme alla mia etcetc per ore.
il fuori com'era prima dei lavori e com'era durante i lavori.

mercoledì 31 dicembre 2008

martedì 30 dicembre 2008

non siamo mica ai caraibi

Qui c’è qualcosa che non torna.
Prima quasi due mesi di pioggia. Due mesi. Sessanta giorni in cui ha piovuto tutti i giorni, con qualche pausa di qualche ora o al massimo di un giorno. Sessanta giorni nei quali non abbiamo potuto fare una lavatrice tranquilla, in cui è stato tutto uno spostare panni da fuori a dentro, con cadaveri che ancora adesso stazionano sui termosifoni. Ora sono tre quattro giorni che è arrivato un freddo bestiale, di quelli che arriviamo a casa la sera piegati a metà, e poi per scaldarsi brodi e the e grappe.
Mi sono anche interrogata su questa cosa qua, del freddo, mi sono chiesta se non sia la solita percezione della solita siciliana che comunque per lei caldo è dai 40 in su e sotto i 10 comincia a rognare. Io odio il freddo, con tutto quel vestirsi e spogliarsi e rivestirsi e rispogliarsi. Che ppalle.
Poi c’è la storia del sapersi vestire. Non mi ricordo chi mi disse una volta che i meridionali si distinguono per questo: dopo vent’anni al nord ancora non si sanno vestire. Io appartengo alla categoria, senza ombra di dubbio. Sono sempre vestita troppo leggera. E’ una specie di incapacità di arrendersi all’evidenza, una ribellione allo status quo.
Ieri per esempio siamo usciti per pranzo. Dopo circa un’ora di indecisioni su cosa mi metto con cosa, sono uscita con la gonna e le calze, e sopra un maglione a maniche corte. Si proprio così, a maniche corte. Con poi sopra un cappottino leggero, con maniche aperte, pronte ad incanalare spifferi peggio della galleria del vento. Chiaramente dopo un minuto esatto di permanenza all’esterno ero completamente congelata.
Il primo inverno a Parma a gennaio mi presi una bella bronchite, con dieci giorni di febbre a 39 e ½. Mi ricordo che un vecchio geometra del mio ufficio, quando poi tornai al lavoro, mi spiegò che di notte, per evitare di stare male per il freddo, mi dovevo mettere una sciarpa attorno alle reni, che se sono calde le reni poi il corpo piano piano si riscalda. Era vero.
E adesso siamo qui a Livorno, ad esplorare tutti i segreti del libeccio e del grecale. Ora, a qualunque livornese io abbia chiesto, subito ha risposto che non è sempre così, che questo è un freddo eccezionale. Speriamo, anche se diffido dei pareri delle genti innamorate della propria città. Sono sempre parziali. No, perché io nel cambio di stagione ho anche buttato un vecchio piumino, di quelli neri un po’ lunghi che si usavano un po’ di tempo fa, dicendomi: tanto dove vado adesso non mi servirà più! Che devo fare?

lunedì 29 dicembre 2008

perde


L’altra mattina mi sveglio, mi alzo, e trovo r. già nello studio davanti al computer. Aria tetra. “L’acquaio perde” mi comunica deciso. “Ah” ribatto io vaga, per nulla desiderosa di addentrarmi in un ginepraio di prima mattina, senza manco avere bevuto il caffè. “Ma non c’è problema” prosegue lui, “ho già fatto la foto e l’ho spedita a f.” (*). Nel frattempo me la apre, la foto, e me la mostra. La guardo, e una sottile inquietudine mi attraversa. Non saprei bene come definirla, una sensazione alla brazil, il pensiero di un futuro in cui le cose rotte della propria vita, dolori ansie fallimenti, vengano immortalate in una foto, come questo povero acquaio, nudo di fronte a noi, in attesa che qualcuno le ripari. Alzo la testa e guardo r. Chissà se anche lui pensa le stesse cose. Vorrei chiederglielo, ma mi trattengo: essere strane è un diritto, non approfittarne è cortesia.

(*) f.=tipo dell’impresa che ci ha fatto i lavori NdR

domenica 28 dicembre 2008

Stefano vs Giovanni

tradizione isernina in cucina spesso significa tradizione campana. e infatti, il 26 dicembre, santo stefano, si usa cucinare la zuppa alla santè, una zuppa davvero buonissima benché non così light come si richiederebbe dopo le epatofatiche natalizie.

la ricetta originale è un po' lunga ma affatto complicata: prepari millequattrocento polpettine di carne, parmigiano, prezzemolo, aglio, pangrattato, le friggi e le metti da parte. inutile stare a metterle su un foglio di carta assorbente...
prepari un brodo di tacchino, carota, cipolla, pepe, bello ristretto e saporito, ci cuoci dentro due o tre cosi di scarola e ci butti le polpettine fritte.
poi friggi sette otto etti di cubetti di pane e riduci in cubetti un pajo di scamorze (ho detto scamorze, non mozzarelle o fiordilatte).
sistemi nel piatto pane fritto e scamorze e ci versi sopra due o tre mestoli di zuppa.
yum.

ora, quest'anno, per cause di forza maggiore, io e la mia etc etc abbiamo passato il natale soli soletti nella nostra legornhouse, senza parenti nè d'una parte né dell'altra. ci siamo trovati quindi davanti ad alcune scelte, tipo: che si fa? facciamo l'albero? lo facciamo il presepe? insomma, giochiamo a natale o facciamo gli alternativi per forza che noi poi figurati il natale?
direi che ci abbiamo provato, e neanche con cattivi risultati.

l'albero, grazie a j e l, l'abbiamo fatto; il presepe (o presepio) anche, grazie ai pupazzetti di quando ero piccolo che mi ha spedito mia madre, insieme a un po' di palle (e tutti gli angioletti e le lanterne che ha spedito MIA madre? e la capanna, cosa FONDAMENTALE per il presepe, eh??? NdEtcetc)
il cenone della vigilia non c'è stato per questioni lavorative, ma il pranzo di natale ce lo siamo organizzato per benino, con tanto di candelabro e candele rosse.
il 26, santo stefano appunto, siamo stati invitati a pranzo da m e gl, con tonnellate di cibo spettacolare preparato dalla mamma di gl. quindi un po' per necessità, un po' perchè mica possiamo fare tutto secondo le regole, macchè, la zuppa alla santè è saltata al 27.
e allora ci siamo messi ai fornelli e abbiamo preparato la versione light di questa zuppa, chè vabbè che a casa di m&gl s'è mangiato tanto, ma arrivare ai livelli calorici di mia madre non è mica uno scherzo.

e allora natale light, zuppa alla santè light: le polpette non sono state fritte, ma cotte direttamente nel brodo; il pane non è stato fritto ma tostato; la scamorza non c'era. altra piccola differenza: le polpette erano parecchio più grandi di quelle minuscole che sono abituato a veder nuotare nella zuppa. in compenso erano buonissime. così come la zuppa.

è chiaro che qui a legornhouse, da oggi in poi, la zuppa alla santè si farà light e a san giovanni: un cambio di santè.